Novità ed eventi
elemento grafico
elemento grafico
corso di lingua giapponese collegamento alla pagina del corso di giapponese

c/o Centro Culturale Ceccarelli Via crociata Sarzana

martedì 17,30-19,30 oppure venerdì 21-23

infoline: 0187 622166   japponale@gmail.com

elemento grafico
Ultimi video pubblicati
collegamento au un video di youtube Taiji quan di sintesi

Taiji quan di sintesi - M° Kenji Tokitsu

collegamento au un video di youtube intervista al M° Francesco Rossena

Shaolin mon - Tokitsuryu (Lissone)

collegamento au un video di youtube Seminario a Barcellona con il M° Tokitsu e il dott. Yayama

Seminario a Barcellona con il M° Tokitsu e il dott. Yayama

Apprendimento nelle discipline per il corpo

Si tratta di uno scritto di B.K.S. Iyengar figura di maggior rilievo nell'ambito dello yoga mondiale, per il livello della sua pratica e del suo insegnamento.
Questo scritto ben si adatta anche alla nostra pratica.

Quando si comincia ad esercitarsi si sfiora appena la superficie dei movimenti e delle posture: ci si concentra per imparare la forma. Iyengar definisce questa fase "volitiva" in quanto lo sforzo è coniugato all'atteggiamento mentale diretto a voler apprendere la forma.

Le difficoltà riscontrate nell'esecuzione ci portano quasi subito a coinvolgere tutti i nostri sensi nell'azione. Mi ascolto, mi osservo, percepisco le tensioni e le rigidità del mio corpo e ne assaporo la pesantezza. Iyengar chiama questo passaggio "conoscitivo": attraverso il movimento del corpo entro in contatto con esso.

Il terzo stadio, che Iyengar definisce "comunicazione" unisce le esperienze volitive e conoscitive per aprire le porte ad un'azione mentale. La mente prende nota delle indicazioni del corpo a fronte della volontà a muoverlo e cerca di comprenderne le difficoltà. La mente diviene un ponte tra il movimento muscolare e gli organi di percezione, introducendo l'intelletto e dirigendo l'azione trovando un naturale equilibrio tra i limiti corporei e lo sforzo teso a superarli.

Questa comunione ci porta direttamente al quarto stadio, quello "riflessivo", che ci permette di ricordare ed esaminare le sensazioni dell'esercizio. 

Poco per volta la pratica si trasforma coinvolgendo il corpo nella sua totalità: l'attenzione passa dalla singola parte all'insieme, favorendo la comprensione che l'equilibrio prende forma dall'armonia tra le articolazioni, i muscoli, la mente e il respiro. 
Ecco che la ripetizione dell'esercizio è un continuo osservarsi ed analizzare i cambiamenti: l'ascolto, in contatto con il corpo, diviene consapevolezza a unificare il lavoro svolto. 
L'atto volitivo, conoscitivo, mentale e riflessivo si uniscono e il corpo diviene la manifestazione del nostro essere più profondo, rendendo la pratica spirituale.

Praticando si inizia un viaggio interiore che a parte dal corpo fisico per arrivare ai corpi “sottili”: il corpo energetico, dove risiedono il respiro e le emozioni; il corpo mentale, dove i pensieri e le ossessioni sono controllati; il corpo intellettuale, dove si trovano l’intelligenza e la saggezza; e il corpo divino, dove si viene in contatto con l’anima universale. 

La ricerca dell'arte marziale fra tradizione e innovazione

Nel 1983 il Maestro Kenji Tokitsu codificò lo Shaolin mon. Il nome scelto emblematico del percorso: Shaolin fa riferimento allo shaolinquan, l'arte del combattimento cinese della scuola Shaolin, mentre mon indica la porta che si trova tra l'arte del combattimento cinese e il karate. Un metodo che una sintesi originale delle arti di combattimento giapponesi e cinesi mentre riprende, con un nuovo spirito, il tradizionale obiettivo delle arti marziali: la ricerca di un efficacia che può durare per tutta la vita, perché crea salute e benessere. (Tratto da "Vibrazioni nella forza" di Francesco Rossena e Marcello Vernengo)

foto del M° TokitsuKenji Tokitsu nasce nel 1947 in Giappone, a Yamaguchi. Come tutti i bambini giapponesi, apprende i rudimenti del sumo praticato come forma di gioco all'asilo per poi avvicinarsi alle arti marziali a dieci anni, praticando kendo e karate. A dodici anni interrompe tutte le attività marziali per dedicarsi a baseball e atletica.
A quindici anni - racconta - in piena crisi adolescenziale rifletteva così sul proprio malessere: "Un giorno, mentre camminavo alla volta del liceo in un chiaro mattino di primavera, mentre la macchia scura della mia ombra si proiettava sul sentiero sterrato sovrastante i campi di riso, volli sforzarmi di camminare per davvero, d'essere presente ad ogni passo; ma invano". CONTINUA A LEGGERE...

L'incontro fra il M° Tokitsu e il Dott. Yayama

(Prefazione a "Guarire se stessi" di Kenji Tokitsu)

Verso la fine degli anni 70, ho cominciato a studiare i metodi di rafforzamento del ki dopo aver passato alcuni differenti periodi difficili nella mia pratica del karatè: traumi articolari, dolori dorsali ……. Mi dicevo: ”Come sarò a 50 anni se ho già così tanti problemi?”. Non avevo che una trentina d’anni.

Per percorrere il lungo cammino dell’arte marziale elevando il mio livello, occorreva a tutti i costi superare questi problemi. Inizialmente ho praticato un metodo di qi gong sviluppato in Giappone che si basa sulla respirazione e perciò ho effettuato con regolarità dei soggiorni in Giappone studiando contemporaneamente altri metodi tradizionali di rafforzamento corporale. In seguito ho studiato differenti metodi di qi gong con vari maestri cinesi a Parigi, in Cina e a Taiwan. Partendo da queste esperienze ho stabilito una sintesi e determinato dei miei esercizi personali. Grazie a queste pratiche, i dolori dorsali di cui soffrivo sono scomparsi attorno ai 45 anni, età nella quale abitualmente questo tipo di dolore si accentua.
Nonostante le spiegazioni proposte per comprendere i fenomeni del ki e le loro possibilità restavo insoddisfatto perché mi rimandavano principalmente a delle credenze mistiche. Ho continuato a seguire le pubblicazioni relative a questo campo perseguendo la mia pratica personale. Nel 1995, sono stato molto piacevolmente sorpreso nel leggere un libro intitolato: “Ki no ningengaku” (Lo studio dell’uomo attraverso il ki). Questo libro era stato scritto da Toshihiko Yayama, chirurgo oncologo all’Ospedale Principale della Prefettura di Saga in Giappone. Sono rimasto impressionato da due elementi: la chiarezza dell’esposizione del suo metodo e l’efficacia attestata dal numero di guarigioni dei suoi pazienti.
Gli ho scritto immediatamente per domandargli un appuntamento. Fu così che all’inizio dell’anno 1996 mi sono recato all’Ospedale di Saga in Giappone con mia moglie e uno dei miei amici giapponesi. CONTINUA A LEGGERE...

 

Copyright©2014 Tutti i diritti riservati Scuola Ki - C.F. 90017350118   PRIVACY POLICY