Miyamoto Musashi

Maestro di spada giapponese del XVII secolo il mito e la realtà
L'opera e la sua influenza

In questa tesi, attraverso lo studio dei documenti oggi disponibili sull'argomento, ho cercato di presentare nel modo più completo la vita e l'opera di Miyamoto Musashi.

Musashi combatté il suo primo duello mortale all'età di tredici anni e continuò per tutta la sua vita a ricercare nell'arte della spada ciò che egli chiama la strategia (hyonò).
Dotato dl una forza fisica eccezionale, Musashi segui la sua strada da grande adepto, ma la lettura di questa lettera scritta verso la fine della sua vita ci riporta con commozione alla sua dimensione umana:

Quanto a me, sono invecchiato e non esco quasi mai; le mie condizioni non mi permettono di praticare la strategia. È con molta nostalgia che mi auguro di rivedervi ancora una volta...

Lo studio dell'opera di Musashi dimostra come la nozione contemporanea del budo sia figlia del suo modo di intendere la strategia (hyòhò).

MusashiLa tradizione culturale dei guerrieri, le cui origini risalgono all'epoca di Musashi, è alla base del budò, che, com'è noto, è una creazione relativamente moderna. Musashi tuttavia, al contrario di quanto si crede comunemente, non fu un autodidatta ma l'erede di una tradizione ancora più antica, in seguito, da lui stesso modificata.

Il giovane Musashi combatté numerosi duelli all'ultimo sangue che Io videro sempre vincitore ma fu verso la fine della sua vita che divenne abituale per lui combattere in un modo particolare, cercando dl vincere l'avversario senza portare un solo colpo.
Musashi dimostrava così di essere riuscito ad elevare il suo livello fino al punto di riuscire a sconfiggere l'avversario con la propria energia combattiva. Non si trattava solo di un cambiamento nel modo di combattere ma di una reale evoluzione del suo livello e della sua persona. Il dominio dell'avversario, infatti, implica non solo un livello nettamente superiore a quello dell'antagonista ma anche un'evoluzione radicale del concetto di combattimento. L'avversario che cerca di colpire è cosciente della propria sconfitta ed è obbligato a retrocedere senza ricevere un solo colpo. Il combattimento è  allora molto di più che un confronto tecnico, è un confronto totale tra due persone. Quest'idea del combattimento genera una riflessione sull'arte della spada come espressione, la più completa, della personalità dell'adepto. È questo il punto di  partenza per un approfondimento sulla cosmogonia, dove il metodo dell'arte della spada e le credenze dell'adepto si confondono.

La trasformazione dl Musashi nel corso della sua vita sembra condensare l'evoluzione storica dell'arte della spada.

In tutte le civiltà la spada nasce come tecnica per uccidere ed all'epoca di Musashi, i guerrieri giapponesi, che avevano vissuto sanguinose esperienze di combattimento cominciarono ad abbozzare una nuova forma dell'arte della spada (vincere senza portare un colpo) e qualche contemporaneo di Musashi raggiunse un livello  comparabile al suo.

Nell'epoca Edo, in tempo di pace, questo modo di vincere divenne progressivamente un traguardo da raggiungere per gli adepti della spada senza peraltro costituire l'unica forma ideale di combattimento, visto che ai guerrieri di quel tempo non mancavano anche altre occasioni per combattere. Al contrario esso è diventato oggi, in un'epoca dove gli adepti non si battono più con una spada vera, l'ideale del kendo.

Nella nostra epoca, che si tratti di spada giapponese o di kendo, il combattimento è in un qualche modo una finzione ma è il modo in cui gli adepti si impegnano in questa finzione che è decisivo per la ricerca. La tecnica della spada è fortemente legata allo stato mentale e la sua analisi ci riconduce a quello del nostro stato spirituale. Per migliorare le proprie capacità con la spada è necessario lavorare con la tecnica e con  lo spirito. Per questa ragione anche la sconfitta è un momento privilegiato per  esaminare e correggere la propria attitudine generale. L'arie della spada favorisce in questo modo lo sviluppo dell'uomo attraverso il combattimento.

Vincere l'avversario senza colpirlo conduce ad una forma dl paradosso che attraversa la coscienza. La persona vinta senza essere colpita è, in effetti, raggiunta da una sensazione di energia che lo abbatte e gli fa sentire un vuoto interiore. La spada diventa allora uno strumento che consente all'adepto di riflettere sui modo con cui si impegna nel combattimento, favorendone l'introspezione. Immergendo profondamente l'adepto nella sensazione della vita che lui stesso mette in causa, la spada si discosta così dalla sua natura primaria, uccidere, per acquistare un carattere educativo.
Dall'intenzione di vincere il proprio avversario senza colpirlo nasce un'idea paradossale che è anche un tratto culturale specifico della spada giapponese: la spada che fa vivere l'uomo.

La nozione moderna di budo s'appoggia principalmente su quest'idea che oggi, in una forma elaborata, è praticata nel kendo.  In questa analisi, se tralasciamo i problemi posti dagli atteggiamenti integralisti e dalla rigidità dei gruppi tradizionali di arti marziali per conservare solo la struttura fondamentale del rapporto tra gli avversari, osserviamo che gli adepti di alto livello cercano un confronto energetico e spirituale preliminare allo scambio tecnico, definito come il combattimento di kizeme. L'idea antica della spada che fa vivere l'uomo si fonde, in questo tipo di combattimento, con l'idea moderna della formazione dell'uomo.

In altre parole, il risultato del combattimento del kendo è la creazione di un valore attraverso il superamento di due forze opposte: dare la morte e dare la vita.

Dal punto di vista tecnico, questa opposizione si esprime per interferenza o per armonia di due opposte tensioni prodotte dagli avversari. La forma ideale del budo si realizza attraverso un perfetto equilibrio tra queste due tensioni, proprio nel momento in cui questo equilibrio è continuamente minacciato.
Dal punto di vista formativo, la ricerca cosciente consiste nella propria formazione attraverso la capacità di investire profondamente se stessi in un gesto. In una forma più moderna il budo ripropone dunque la ricerca della perfezione.

Al termine dì questa ricerca, mi è apparso chiaro che essa è cominciata dal desiderio e dalla necessità di affrontare Musashi per andare ancora più lontano nella mia riflessione sul budo. Questa ricerca trova infine uno sbocco nella possibilità di applicare questa ricchezza culturale a una pratica contemporanea. Penso che il budo ci proponga un ambito di studio nel quale noi possiamo ricercare differenti possibilità di formazione e dove l'educazione fisica si apre sull'introspezione.

Kenji Tokitsu

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