Katana: leggenda, storia ed evoluzione

Katana o tachi a seconda della montatura, più in generale token, con questi termini erano indicate le spade prerogativa esclusiva dei Samurai. Ecco brevemente leggenda, storia e evoluzione di queste spade famose in tutto il mondo.

Narra il kojiki: all'inizio vi erano tre divinità celesti: Ama no minakanushi, Takami musuhi e Kami musuhi. Queste tre divinità procrearono molte altre divinità nella Piana Celeste, fra cui Izanagi (Maschio che invita) e Izanami (Femmina che invita). I due dei rimossero, con una lancia, il fondo del mare e ne trassero delle isole (le isole nipponiche), scesero su una di queste per consumare la loro unione. Izanami morì ustionata dando alla luce il dio del Fuoco, subito ucciso dall'infuriato Izanagi che inseguì poi la defunta nel regno dei morti per cercare, invano, di trarla in vita. Di ritorno dall'aldilà, Izanagi si sottopose al rituale della purificazione per cancellare da sé le impurità del mondo dei morti. Si purificò mediante un'abluzione rituale e dal lavacro dell'occhio sinistro nacque, Amanterasu o-Mikami (la grande dea che brilla nel cielo) detta Amaterasu, da quello dell'occhio destro la dea della Luna, Tsuku-Yomi, da quello del naso Susanoo, dio del mare e delle tempeste. Così Izanagi divise il mondo tra questi tre figli:

Amaterasu ebbe la Piana Celeste;
Tsuku-Yomi ebbe il Paese della Notte;
Susanoo ebbe la Piana del Mare.

amaterasu

Susanoo era un dio violento e dispettoso e ciò fu causa del suo esilio sulla Terra nella regione di Izumo. Giunto sulla Terra tuttavia il suo comportamento cambiò e diventò un artefice del bene, salvando una vergine offerta in sacrificio ad un potente drago con otto teste. Ucciso il drago, si accinse a tagliarlo a pezzi con la propria spada, ma, giunto alla coda, non riuscì a troncarla, e il filo della sua spada s'intaccò. Aperta la coda per tutta la sua lunghezza, Susanoo vi trovò una grande spada, la Tsumugari (la ben affilata). Consegnò la spada ad Amaterasu, che la diede poi al nipote Ninigi, allorché lo inviò nelle terre del Giappone dicendogli: "Tu, mio nipote, procedi in questa direzione ed accetta il tuo compito. Vai! E possa la prosperità assistere la tua dinastia e possa essa, con il Cielo e la Terra, durare per sempre."

La spada fu infine ereditata da Jinmu Tenno, nipote di Ninigi, il primo mitico imperatore. Suigin, decimo imperatore, la fece porre nel tempio di Ise. Il principe Yamato Takeru, figlio del quattordicesimo imperatore, accingendosi a compiere una spedizione contro gli Ainu, si fece consegnare la Tsumugari e la portò con sé in guerra. Un giorno i nemici attrassero il principe in una prateria e diedero fuoco alle sterpaglie. Prontamente il principe falciò l'erba in fiamme creando un varco dal quale si mise in salvo. Da quel giorno, la spada fu chiamata Kusanagi no tsurugi (la Spada Falciatrice d'Erba), essa viene consegnata all'Imperatore del Giappone nel giorno dell'incoronazione, insieme allo Specchio di forma ottagonale e alla gemma, simboli di Amaterasu.

Fu dalla vicina Cina, intorno al 360 d.C., che i giapponesi conobbero la lavorazione del ferro, sia per fusione che per forgiatura. Ma è sul finire del IV secolo, che il Giappone diede avvio alla produzione in patria di spade in ferro, mettendo a punto proprie tecnologie, ma soprattutto sviluppando forme e tipologie assolutamente originali.

Non si può non correlare l'immagine della spada giapponese con quella del Samurai. Samurau è un antico verbo che significa "servire", "essere al servizio di", intendendo un servizio in armi. Quindi il Samurai è alle origini un armigero, un mercenario, una sorta di "Bravo" manzoniano. Nel X secolo i Samurai si affacciano alla storia come corpo organizzato di guerrieri (Bushi), e due secoli dopo sono un'aristocrazia detentrice di potere.

Il Samurai era un Bushi, i due termini si possono considerare sinonimi (i due ideogrammi quasi si sovrappongono) e suo simbolo era la spada, addirittura due spade, una lunga e una corta, che solo lui poteva portare. Per un Samurai la spada era uno status symbol, ma anche un'oggetto venerato per la sua bellezza e le sue mitiche origini.

L'arte della spada sfocia, in Giappone, nelle due forme del kenjutsu e dello iaijutsu.

kendoL'arte del kenjutsu, è soprattutto una scherma che oppone spada contro spada. Il modo di porsi al cospetto dell'avversario è quello di impugnare la spada con entrambe le mani e di porsi di fronte al nemico con tutto il corpo in kamae (posizione di guardia), al contrario della scherma occidentale che propone una guardia essenzialmente di sola lama. Le posizioni di guardia kamae, ebbero nei secoli circa 300 stili differenti.
Un ruolo importante lo ricoprì anche il bokken (spada di legno), esso infatti veniva usato al posto della katana per realizzare i kata. Nel tempo il bokken venne usato nei dojo, in sostituzione della spada vera, per motivi di praticità.
E' intorno al 1600 che l'arte del kenjutsu riceve una svolta fondamentale trasformandosi da pura arte di guerra a via spirituale.

Nel 1750 grazie a Nakanishi Chuzo, si affermò un metodo di allenamento con un'arma a foggia di spada dritta, fatta da più pezzi di bambù uniti tra loro, lo shinai. Questo, pur offrendo le stesse caratteristiche della spada come peso e resistenza, evitava di ferirsi negli allenamenti. Contemporaneamente venne introdotto l'uso di un'armatura chiamata bogu e si affermò una disciplina chiamata kendo. Quest'ultimo trovò larga diffusione quando nel 1877 fu emanato un editto con il quale si vietava ai civili di portare la spada, che rimase in dotazione ai militari e alle forze di polizia nell'espletamento delle loro funzioni; la scherma fu relegata quindi nei dojo.

L'altra disciplina, lo jaijutsu, fu fondata da Hojo Jusuke. Si racconta di Hojo che, mentre era assorto a pensare come vendicare il padre, intravide un modo di sguainare la spada dal fodero. Fu distinto dal kenjutsu per le particolarità che contraddistinguevano le due arti: il kenjutsu prettamente di combattimento, lo iaijutsu realizzava, invece, una difesa nel momento stesso in cui si decideva di estrarre la spada dal fodero, eseguendo un attacco. Quest'ultimo era incentrato infatti su una scherma difensiva e consentiva al praticante di replicare con efficacia ad attacchi portatigli anche mentre era seduto.
Il principio utilizzato in questa disciplina, intuire le intenzioni dell'aggressore anticipandolo senza così dover dare luogo ad una disputa, ha avuto grande influenza nella pratica delle arti marziali.

 

 

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